In sintesi. La prima visita odontoiatrica del bambino è raccomandata entro sei mesi dall’eruzione del primo dente da latte e comunque non oltre i dodici mesi di età, secondo le linee guida dell’American Academy of Pediatric Dentistry. Una valutazione ortodontica intercettiva è indicata intorno ai sei-sette anni, quando erompono i primi denti permanenti: a quell’età segnali come il morso crociato, il succhiamento protratto del pollice o del ciuccio e la respirazione orale possono essere intercettati con trattamenti semplici e ben documentati in letteratura.
Quando portare il bambino alla prima visita dal dentista?
Le linee guida dell’American Academy of Pediatric Dentistry indicano la prima visita entro sei mesi dall’eruzione del primo dente deciduo e non oltre il compimento del primo anno di vita. Non è un eccesso di zelo: la carie può iniziare non appena un dente è presente in bocca, e le abitudini che la favoriscono — biberon notturno, zuccheri frequenti, igiene assente — si consolidano proprio nei primi due anni.
La prima visita di un bambino di un anno non assomiglia a una seduta odontoiatrica dell’adulto. Serve soprattutto ai genitori: si verifica che l’eruzione proceda regolarmente, si osservano le mucose e le prime superfici dentali, e si impostano insieme le regole pratiche su igiene, fluoro, alimentazione e abitudini di suzione. Stabilire presto un riferimento odontoiatrico ha anche un valore meno visibile: il bambino che conosce lo studio da sano non lo assocerà al dolore o all’urgenza. Molti bambini, invece, incontrano il dentista per la prima volta quando qualcosa fa già male: è la condizione peggiore per costruire fiducia.
Come si svolge la prima visita? L’approccio graduale
La prima seduta è breve e non prevede alcuna manovra imposta: il bambino entra, esplora l’ambiente, tocca gli strumenti che possono essere toccati, sale sulla poltrona quando se la sente. La tecnica di riferimento in odontoiatria pediatrica è il tell-show-do: prima si racconta cosa succederà con parole adatte all’età, poi si mostra lo strumento, solo dopo lo si usa. Nei bambini molto piccoli l’esame si può svolgere con il piccolo seduto in braccio al genitore, in una posizione che mantiene il contatto fisico e visivo.
L’obiettivo della prima visita non è completare a ogni costo l’intero esame: è costruire un’alleanza. Se il bambino non collabora, la visita si interrompe e si riprogramma; le eventuali cure si pianificano solo dopo che l’ambientamento è avvenuto. Nel nostro studio l’area di pedodonzia è seguita dalla Dott.ssa Sofia Preatoni, che si dedica a ortodonzia e pedodonzia, e i tempi delle sedute pediatriche sono dimensionati su questo approccio graduale, non sul calendario.
Che cos’è la carie da biberon e come si previene?
La carie della prima infanzia (in letteratura early childhood caries) è una forma di carie rapida e aggressiva che colpisce i denti da latte, tipicamente gli incisivi superiori, nei primi anni di vita. Tra i fattori di rischio documentati ci sono l’uso prolungato del biberon con liquidi zuccherati (succhi, tisane dolcificate, latte con zuccheri aggiunti), l’abitudine di addormentarsi con il biberon in bocca e l’assenza di igiene orale dopo l’eruzione dei primi denti. Durante il sonno la salivazione diminuisce e gli zuccheri ristagnano a contatto con lo smalto per ore.
La prevenzione è concreta e a costo quasi nullo di fatica: nel biberon della notte solo acqua; niente miele o sostanze dolci sul ciuccio; pulizia delle gengive con una garza umida già prima dell’eruzione e poi spazzolamento dei primi denti due volte al giorno; svezzamento progressivo dal biberon verso la tazza. Un dente da latte cariato non è un problema trascurabile «perché tanto cade»: i decidui mantengono lo spazio per i permanenti, guidano l’eruzione e, se persi precocemente per carie, possono favorire malposizioni successive.
Fluoro e sigillature: cosa dice l’evidenza?
Fluoroprofilassi
La misura di base è il dentifricio fluorato: la revisione Cochrane del 2019 conferma che i dentifrici con almeno 1000 ppm di fluoro riducono l’incremento di carie rispetto al placebo, mentre concentrazioni inferiori non mostrano un beneficio altrettanto solido. Nei bambini piccoli conta anche la quantità: le linee guida pediatriche indicano una traccia di dentifricio delle dimensioni di un chicco di riso sotto i tre anni e delle dimensioni di un pisello dai tre ai sei anni, con un adulto che sorveglia lo spazzolamento per limitare l’ingestione.
A questa base domestica si aggiunge, nei bambini a rischio di carie, l’applicazione professionale di vernici al fluoro in studio: la revisione Cochrane dedicata stima una riduzione dell’incremento di carie del 43% sulle superfici dei denti permanenti e del 37% sui decidui rispetto a placebo o nessun trattamento. L’applicazione dura pochi minuti e non richiede alcuna collaborazione complessa da parte del bambino.
Sigillature dei molari
I primi molari permanenti erompono intorno ai sei anni, dietro l’ultimo dente da latte, e passano spesso inosservati. I loro solchi profondi sono difficili da detergere e sono la sede più frequente delle prime carie dei denti permanenti. La sigillatura riempie questi solchi con una resina fluida fotopolimerizzata: la revisione Cochrane del 2017 documenta una riduzione della carie occlusale compresa tra l’11% e il 51% a 24 mesi rispetto ai molari non sigillati, con beneficio mantenuto fino a 48 mesi. La procedura non richiede anestesia né rimozione di tessuto dentale: è uno dei rari casi in odontoiatria in cui si aggiunge soltanto.
Ortodonzia intercettiva: perché una valutazione entro i 7 anni?
Intorno ai sei-sette anni la permuta è iniziata: sono presenti i primi molari e i primi incisivi permanenti, e le basi ossee sono ancora in crescita attiva. È la finestra in cui alcune anomalie si correggono con presidi semplici, prima che si strutturino. La valutazione intercettiva non significa che ogni bambino riceverà un apparecchio a sette anni: significa distinguere, con una visita, ciò che va soltanto osservato da ciò che conviene trattare presto.
Il caso meglio documentato è il morso crociato posteriore, presente secondo la letteratura nel 4-17% di bambini e adolescenti tra Europa e America: i denti superiori chiudono all’interno di quelli inferiori, spesso con una deviazione funzionale della mandibola. La revisione Cochrane del 2021 mostra, con evidenza di certezza alta, che nei bambini tra i 7 e gli 11 anni dispositivi come il quad-elica e le placche di espansione correggono il morso crociato in modo nettamente superiore alla semplice osservazione. Trattarlo in dentizione mista precoce evita che l’asimmetria funzionale accompagni la crescita.
Gli altri segnali che meritano una valutazione senza attendere sono il succhiamento non nutritivo protratto (pollice o ciuccio che persistono in età prescolare avanzata), per il quale la letteratura documenta l’efficacia di interventi ortodontici e comportamentali dedicati alla cessazione dell’abitudine, e la respirazione orale abituale: un bambino che dorme a bocca aperta, russa o tiene le labbra separate a riposo va osservato anche sul piano otorinolaringoiatrico, perché il modo di respirare influenza lo sviluppo del palato e della posizione della lingua. In questi casi il percorso si coordina con il pediatra e, quando indicato, con lo specialista ORL.
Quando serve documentare le arcate, nei bambini utilizziamo l’impronta ottica con scanner intraorale 3Shape TRIOS al posto delle paste da impronta: pochi minuti, nessun materiale in bocca, un modello digitale su cui ragionare insieme ai genitori.
Domande frequenti
A che età va fatta la prima visita dal dentista?
Entro sei mesi dall’eruzione del primo dente da latte e comunque non oltre i dodici mesi di età, secondo le linee guida dell’American Academy of Pediatric Dentistry. La prima visita a quell’età è soprattutto un incontro di prevenzione e di istruzioni pratiche per i genitori.
Il mio bambino ha paura: è meglio rimandare?
No. Rimandare aumenta la probabilità che il primo incontro avvenga in urgenza, con dolore, cioè nella condizione peggiore. Una visita programmata da sano, con approccio graduale e senza manovre imposte, permette di costruire familiarità in condizioni favorevoli. Se la collaborazione non c’è, la seduta si interrompe e si riprogramma.
I denti da latte vanno curati anche se poi cadono?
Sì. I decidui mantengono lo spazio per i denti permanenti e ne guidano l’eruzione; una carie non trattata può causare dolore, infezioni e perdita precoce dell’elemento, con possibili malposizioni dei permanenti. Le cure sui denti da latte seguono lo stesso approccio graduale della visita.
Le sigillature sono invasive?
No. La sigillatura applica una resina fluida nei solchi del molare senza anestesia e senza rimozione di tessuto dentale. La letteratura documenta una riduzione della carie occlusale tra l’11% e il 51% a 24 mesi rispetto ai molari non sigillati.
Il fluoro è sicuro per i bambini?
Sì, nelle modalità raccomandate: dentifricio con almeno 1000 ppm di fluoro in quantità minima (un chicco di riso sotto i tre anni, un pisello dai tre ai sei) e spazzolamento sorvegliato da un adulto. Le applicazioni professionali di vernice al fluoro sono riservate ai profili di rischio individuati in visita.
Quando serve la valutazione ortodontica?
Intorno ai sei-sette anni per tutti i bambini, e prima se sono presenti segnali specifici: morso crociato, succhiamento del pollice o del ciuccio protratto, respirazione orale abituale, perdita precoce di denti da latte. La valutazione non implica un trattamento: in molti casi l’indicazione è la sola osservazione periodica.
Per una valutazione del caso specifico del suo bambino, la prima visita specialistica include l’analisi diagnostica completa.
Fonti
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