Il bruxismo è l’attività ripetitiva dei muscoli masticatori che porta a digrignare o serrare i denti, e si manifesta in due forme distinte: durante il sonno (bruxismo del sonno) e da svegli (bruxismo della veglia). Chi ne è interessato spesso non se ne accorge: sono i segni sui denti e sui muscoli a rivelarlo, ed è il dentista a intercettarli prima che il paziente ne abbia consapevolezza. Riconoscerlo per tempo permette di proteggere denti naturali e restauri dal carico eccessivo, non di «guarire» un’abitudine che, in molti casi, non ha una cura risolutiva.

Che cos’è il bruxismo e quanto è diffuso?

Il bruxismo è un’attività muscolare masticatoria caratterizzata da serramento o digrignamento dei denti. Nel consenso internazionale del 2018 non viene definito una malattia in individui altrimenti sani, ma un comportamento che, a seconda del contesto, può rappresentare un fattore di rischio (per esempio di usura dentale o di complicanze sui restauri) o, in alcuni casi, un fattore protettivo. Distinguere la forma del sonno da quella della veglia è importante, perché hanno meccanismi e gestione differenti.

I dati di prevalenza variano molto in base al metodo di rilevazione. Una revisione ombrello del 2019 stima nell’adulto una prevalenza del bruxismo della veglia intorno al 22-30% e del bruxismo del sonno tra l’1% e il 15%. Quando la diagnosi si basa sulla polisonnografia, considerata il riferimento strumentale per i disturbi del sonno, uno studio di popolazione ha rilevato un bruxismo del sonno confermato nel 5,5% dei soggetti. La forbice ampia dipende dal fatto che questionari, esame clinico e registrazioni strumentali misurano cose diverse.

Quali sono i segni che il dentista intercetta?

Il primo segnale è l’usura: faccette di usura piane e lucide sulle superfici occlusali e sui margini incisali, con smalto che si appiattisce e, nei casi avanzati, dentina esposta. A questo si aggiungono incrinature dello smalto, microfratture, scheggiature dei margini, aumento della sensibilità al freddo e alla masticazione, mobilità di singoli elementi e, sui restauri, distacchi o fratture ricorrenti. Sono segni che il paziente raramente collega tra loro, ma che nell’esame clinico compongono un quadro coerente.

Accanto ai segni dentali ci sono quelli muscolari e articolari. Dolore o affaticamento dei muscoli masticatori, in particolare al risveglio, cefalea mattutina di tipo tensivo, rumori o dolore a carico dell’articolazione temporo-mandibolare, ipertrofia dei muscoli masseteri e impronte dentali sulla mucosa delle guance sono elementi che orientano il sospetto. La letteratura descrive un’associazione plausibile tra bruxismo e segni e sintomi dei disturbi temporo-mandibolari, motivo per cui l’esame non si limita ai denti ma comprende muscoli e articolazione.

Quali conseguenze ha su denti naturali e restauri?

Sui denti naturali il carico ripetuto del bruxismo contribuisce all’usura delle superfici, alla comparsa di incrinature e, nel tempo, alla riduzione dell’altezza delle corone cliniche con possibile coinvolgimento della sensibilità e dell’estetica. È bene precisare che il ruolo del bruxismo nell’usura dentale è considerato un fattore tra altri, non necessariamente la causa principale: alimentazione acida, abitudini e altri elementi concorrono al quadro.

Sui restauri le implicazioni sono più definite. Una revisione critica dedicata a bruxismo e riabilitazione protesica conclude che il bruxismo si associa a un aumento delle complicanze meccaniche e tecniche dei manufatti protesici — per esempio fratture della ceramica o scheggiature di faccette e corone — pur non risultando, in quella analisi, associato a una riduzione della sopravvivenza degli impianti. La revisione ombrello del 2019 segnala inoltre possibili complicanze biomeccaniche a carico degli impianti, mantenendo prudenza sulle conclusioni. La conseguenza pratica è che, in una persona con bruxismo, la progettazione di faccette, corone e riabilitazioni tiene conto del carico occlusale atteso, sui materiali e sullo schema dei contatti, per ridurre il rischio di complicanze precoci.

Come si diagnostica il bruxismo?

La diagnosi parte dall’esame clinico: valutazione delle faccette di usura, dei restauri esistenti, della muscolatura masticatoria e dell’articolazione temporo-mandibolare, insieme all’anamnesi (cefalea al risveglio, riferito di digrignamento da parte di chi condivide il sonno, periodi di stress). Questo permette di distinguere l’usura attiva da quella pregressa e stabilizzata, un dato che cambia le decisioni successive.

Quando serve documentare in modo oggettivo l’occlusione e i contatti dentali, l’analisi digitale è di supporto. Nello Studio Buniato lo scanner intraorale 3Shape TRIOS 6 acquisisce un’impronta ottica delle arcate e dei rapporti occlusali, utile a mappare le superfici di usura, a registrare un riferimento nel tempo e a progettare con precisione un eventuale dispositivo. La diagnosi resta clinica: la registrazione strumentale del bruxismo del sonno (polisonnografia, elettromiografia) appartiene a contesti specialistici del sonno e si riserva ai casi in cui il quadro lo richiede.

Come si gestisce? Il bite su misura e le altre misure

La misura più consolidata è il bite occlusale su misura, un dispositivo rigido che si interpone tra le arcate. Il suo ruolo documentato è proteggere denti e restauri dal carico, distribuendo le forze e assorbendo l’attrito che altrimenti agisce direttamente sullo smalto e sulla ceramica. È utile essere precisi su cosa il bite fa e cosa non fa: una revisione Cochrane sugli splint occlusali nel bruxismo del sonno ha rilevato evidenza insufficiente a dimostrare che il dispositivo riduca l’attività di bruxismo in sé rispetto ad altri interventi, pur senza effetti avversi. Il bite, quindi, non «spegne» il bruxismo: protegge le strutture mentre l’abitudine persiste.

La realizzazione del bite può seguire un flusso digitale: dall’impronta ottica con scanner si progetta il dispositivo al computer e lo si produce con stampa 3D (nello studio la stampante SprintRay MIDAS), con adattamento e controllo dei contatti in bocca. A questo si affiancano misure comportamentali e di igiene del sonno — regolarità degli orari, riduzione di caffeina, alcol e tabacco nelle ore serali, gestione dello stress — coerenti con i fattori che la letteratura associa con maggiore costanza al bruxismo. Nessuna di queste misure è una promessa di risoluzione: sono strumenti di controllo del rischio.

Quando serve un approccio gnatologico?

Un approccio gnatologico strutturato è indicato quando al bruxismo si associano dolore muscolare o articolare persistente, limitazione dei movimenti mandibolari, rumori articolari sintomatici o un’usura che ha già alterato i rapporti occlusali e richiede una riabilitazione. In questi casi la valutazione integra denti, muscoli e articolazione temporo-mandibolare, e la sequenza terapeutica viene definita prima di qualunque intervento ricostruttivo, così che eventuali faccette o corone siano progettate su uno schema occlusale stabile.

Non tutti i casi richiedono questo livello. Molte situazioni si gestiscono con protezione notturna e monitoraggio dell’usura nel tempo. Il criterio guida è la presenza di sintomi e di un danno documentato in progressione, non il semplice riscontro di digrignamento: interpretare correttamente questa distinzione evita sia il sottotrattamento sia interventi sproporzionati.

Domande frequenti

Come faccio a sapere se digrigno i denti nel sonno?

Spesso il primo indizio arriva dal dentista, che riconosce faccette di usura, incrinature o sensibilità durante l’esame clinico. Altri segnali sono la cefalea di tipo tensivo al risveglio, l’affaticamento dei muscoli della masticazione al mattino e il riferito di rumori di digrignamento da parte di chi condivide il sonno.

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Il bite serve davvero o è solo un rimedio temporaneo?

Il bite ha un ruolo documentato nel proteggere denti e restauri dal carico occlusale. Le prove disponibili non dimostrano invece che riduca l’attività di bruxismo in sé: non elimina l’abitudine, ma limita il danno che questa produce sulle strutture. Per questo va inteso come misura di protezione da mantenere nel tempo, non come cura definitiva.

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Non conoscevo il dottor Buniato e l'ho trovato facendo una ricerca su internet. Mi si era rotto il vecchio bite ed ero alla ricerca di uno studio che usasse tecniche all'avanguardia per realizzarne uno nuovo. Da subito il Dottore si è dimostrato molto disponibile e cortese e mi ha ben spiegato il lavoro che avrebbe dovuto svolgere. Realizzato il bite, abbiamo dovuto incontrarci più volte affinché lui potesse adeguarlo al meglio alla mia dentatura. Ora ho un bite che svolge il suo lavoro alla perfezione. Ho apprezzato moltissimo innanzitutto il suo lato umano, la disponibilità, la cortesia, la calma e la capacità di spiegare i vari passaggi che si sarebbero susseguiti. Ottimo anche il personale dell'accoglienza. Pulito, moderno e accurato lo studio. Che dire: di questi tempi un medico così è quasi una rarità. Per cui lo consiglio e lo ringrazio sentitamente.

Il bruxismo rovina faccette e corone?

Il bruxismo si associa a un aumento delle complicanze meccaniche dei restauri, come fratture o scheggiature della ceramica. Non significa che una riabilitazione sia sconsigliata, ma che la progettazione tiene conto del carico atteso, nella scelta dei materiali e nello schema dei contatti, e che una protezione notturna è spesso parte del piano.

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Conosco lo studio dentistico Buniato da diversi anni, dopo varie esperienze in altri studi! Mi sono sempre trovata bene, il dottore e i suoi collaboratori sono preparati, gentili, precisi. Il dottore mi ha sempre consigliato in modo discreto, ma professionale e devo dire che, nonostante io abbia parecchio timore del dentista, con lui sono tranquilla, lavora prestando molta attenzione alle esigenze dei pazienti. Ancora grazie. Elisabetta

Lo stress è la causa del bruxismo?

L’origine del bruxismo è multifattoriale. Tra i fattori associati con maggiore costanza la letteratura indica l’uso di alcol, caffeina e tabacco e alcuni farmaci; lo stress rientra tra gli elementi considerati, ma non è una causa unica. Agire su questi fattori è una misura di controllo, non una garanzia di risoluzione.

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Devo fare un esame del sonno per la diagnosi?

Nella maggior parte dei casi no. La diagnosi è clinica e si basa sull’esame di denti, muscoli e articolazione, integrato quando utile dall’analisi digitale dell’occlusione. La registrazione strumentale del sonno si riserva a situazioni specifiche, in contesti specialistici dedicati.

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Ho iniziato un percorso con il dott. Buniato Gianluca per sistemare i miei denti da adulta (ho 40 anni) e posso dire che è stata una delle scelte migliori che potessi fare. Grazie ad un attento e studiato percorso di ortodonzia durato neanche due anni, ho ottenuto risultati che non avrei mai pensato possibili: il mio sorriso è completamente cambiato e finalmente mi sento sicura nel mostrarlo!

Il dott. Buniato è estremamente preciso, attento e sempre disponibile a spiegare ogni fase del percorso. Anche tutto lo staff dello studio è gentile, accogliente e molto organizzato. Lo studio, situato in Corso Francia a Torino, è curato nei minimi dettagli e trasmette da subito un senso di fiducia e serenità.

Anche se abito parecchio distante dallo studio, viste le ottime recensioni, ho deciso comunque di affidarmi al Dottore e posso confermare che la scelta è stata quella giusta.

Consiglio assolutamente questo studio a chi desidera migliorare il proprio sorriso con professionalità, tecnologia e tanta attenzione alla persona.


Fonti

  1. Lobbezoo F, Ahlberg J, Raphael KG, et al. International consensus on the assessment of bruxism: Report of a work in progress. J Oral Rehabil. 2018;45(11):837-844. doi:10.1111/joor.12663. PubMed.
  2. Melo G, Duarte J, Pauletto P, et al. Bruxism: An umbrella review of systematic reviews. J Oral Rehabil. 2019;46(7):666-690. doi:10.1111/joor.12801. PubMed.
  3. Manfredini D, Winocur E, Guarda-Nardini L, Paesani D, Lobbezoo F. Epidemiology of bruxism in adults: a systematic review of the literature. J Orofac Pain. 2013;27(2):99-110. doi:10.11607/jop.921. PubMed.
  4. Maluly M, Andersen ML, Dal-Fabbro C, et al. Polysomnographic study of the prevalence of sleep bruxism in a population sample. J Dent Res. 2013;92(7 Suppl):97S-103S. doi:10.1177/0022034513484328. PubMed.
  5. Johansson A, Omar R, Carlsson GE. Bruxism and prosthetic treatment: a critical review. J Prosthodont Res. 2011;55(3):127-136. doi:10.1016/j.jpor.2011.02.004. PubMed.
  6. Macedo CR, Silva AB, Machado MA, Saconato H, Prado GF. Occlusal splints for treating sleep bruxism (tooth grinding). Cochrane Database Syst Rev. 2007;(4):CD005514. doi:10.1002/14651858.CD005514.pub2. PubMed.

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Dott. Gianluca Maria Buniato

Dott. Gianluca Maria Buniato

Odontoiatra e Direttore Sanitario dello Studio Dentistico Buniato a Torino. Formazione internazionale in implantologia avanzata, estetica sartoriale e chirurgia rigenerativa.