Implantologia · 6 min di lettura

Innesto osseo dentale a Torino: biomateriali e sicurezza

Innesto osseo dentale a Torino: biomateriali e sicurezza

Per un innesto osseo dentale si usano tre classi di biomateriali: osso autologo, matrici animali purificate e certificate come dispositivi medici, sostituti sintetici, tracciati per lotto in cartella. L’innesto non è sempre necessario: si decide sulla misurazione tridimensionale dell’osso residuo, non su una radiografia bidimensionale.

Le classi di biomateriali usate in implantologia

Quando la cresta ossea non è sufficiente per accogliere un impianto nella posizione protesicamente corretta, il clinico può valutare un innesto. Le classi impiegate nella pratica implantare sono principalmente tre: osso autologo, quando serve, prelevato con strumenti dedicati e miscelato al biomateriale scelto; materiali di origine animale purificati e certificati come dispositivi medici; sostituti sintetici a base di fosfati di calcio, come l’idrossiapatite. Le matrici animali e i sostituti sintetici agiscono come impalcatura osteoconduttiva, cioè una struttura in cui le cellule ossee del paziente migrano e depositano nuovo tessuto; l’osso autologo apporta anche cellule vitali. Una revisione del 2024 di Nikç e colleghi ricorda che la scelta della classe incide su tempi di guarigione, riassorbimento residuo e stabilità a lungo termine dell’impianto, e va tarata sull’indicazione clinica. Un trial randomizzato controllato del 2025 di Sanz e colleghi ha confrontato un sostituto sintetico riassorbibile con il blocco di osso autologo nell’aumento di creste atrofiche: in entrambi i gruppi gli impianti sono stati inseriti e integrati, con eventi avversi minori.

Come si valuta la sicurezza dei materiali di origine animale

Il timore più frequente riguarda i materiali di origine animale. Non sono osso vitale, ma matrici sottoposte a processi industriali di purificazione e certificate per uso clinico. Nello Studio Buniato ogni materiale rigenerativo utilizzato è accompagnato dalla scheda tecnica del produttore. Il tipo di materiale previsto è indicato nel consenso informato firmato prima dell’intervento; produttore, numero di lotto e data di scadenza vengono annotati in cartella clinica il giorno dell’intervento e restano disponibili in copia su richiesta. Anche l’immagine CBCT preoperatoria e, quando eseguita, quella di controllo fanno parte della documentazione che il paziente può conservare, insieme al referto operatorio e alle indicazioni per il post-intervento.

Quando l’innesto è indicato e quando si può evitare

L’innesto osseo non è un passaggio automatico dell’implantologia. È indicato quando la cresta residua è insufficiente in altezza o in spessore per accogliere un impianto nella posizione protesicamente corretta. Le situazioni tipiche sono il rialzo di seno mascellare posteriore, l’aumento di cresta orizzontale nei settori estetici e la preservazione dell’alveolo dopo un’estrazione difficile, procedura che riduce il riassorbimento fisiologico dei primi mesi e conserva il volume utile per un successivo posizionamento implantare.

Quando l’osso residuo è già sufficiente, proporre un innesto aggiunge un intervento senza reale vantaggio, ne prolunga i tempi e ne aumenta la morbilità. Esistono anche condizioni di prudenza: un caso clinico pubblicato nel 2024 da Narahara e colleghi descrive un aumento osseo con materiale sintetico, con guarigione documentata, in una persona in terapia con bifosfonati a basso dosaggio, sottolineando come la selezione del caso e il dialogo con il medico curante restino centrali. Trattandosi di un singolo caso clinico, il dato va letto come indicazione di prudenza individuale.

Il ruolo della CBCT nella decisione clinica

La decisione se innestare nasce dalla misurazione. Nello Studio Buniato, in Corso Francia 30 a Torino, ogni valutazione implantare che coinvolga una possibile rigenerazione parte da un esame CBCT mirato con Planmeca VISO G3: la tomografia consente di misurare in millimetri altezza e spessore dell’osso disponibile e di stimarne la densità, e di verificare la posizione di strutture anatomiche delicate come il pavimento del seno mascellare o il canale mandibolare. Da questa misurazione dipende se l’innesto è necessario. Quando la CBCT mostra volume osseo adeguato, spesso l’innesto si può evitare e si procede con il posizionamento implantare pianificato sulla CBCT. Quando invece l’osso è insufficiente, la stessa immagine tridimensionale permette di scegliere la classe di biomateriale coerente con l’obiettivo protesico e di prevedere in anticipo i tempi di guarigione.

Cosa aspettarsi dopo l’innesto

Un innesto ben eseguito richiede tempo per integrarsi con l’osso del paziente. I tempi variano in base al sito trattato, al volume rigenerato e al tipo di materiale: alcune procedure permettono l’inserimento contestuale dell’impianto, altre richiedono mesi di attesa prima di procedere con la fase implantare. In fase post-operatoria si mantengono controlli programmati per verificare la guarigione dei tessuti molli e, quando indicato, si ripete una CBCT di controllo per confermare la maturazione ossea prima di caricare l’impianto. L’intero percorso è documentato, dal materiale usato ai controlli radiografici: la documentazione resta in cartella ed è disponibile in copia su richiesta, insieme alle indicazioni per il post-intervento. Anche l’impronta digitale preoperatoria, quando indicata, entra a far parte della documentazione tecnica del caso e permette una pianificazione più predicibile della fase protesica successiva. Una volta protesizzato, l’impianto su osso rigenerato segue lo stesso mantenimento di ogni impianto: igiene domiciliare costante e controlli professionali a intervalli stabiliti, perché la perimplantite resta la principale causa di fallimento tardivo.

Domande frequenti

Posso chiedere che venga usato solo osso mio?

Sì, può chiederlo. La valutazione va fatta caso per caso: il prelievo di osso autologo comporta un secondo sito chirurgico e una morbilità aggiuntiva, e in molte indicazioni oggi si ricorre a combinazioni con altri biomateriali per ridurre l’invasività complessiva mantenendo l’esito clinico atteso. La scelta finale è condivisa dopo aver esaminato la CBCT e discusso le sue preferenze in modo esplicito.

Se ho preso bifosfonati posso comunque fare un innesto?

La terapia con bifosfonati o altri farmaci antiriassorbitivi richiede una valutazione dedicata: la decisione dipende da dosaggio, durata della terapia, via di somministrazione e coordinamento con il suo medico curante. Un caso clinico pubblicato nel 2024 descrive un aumento osseo eseguito in questo scenario; trattandosi di un singolo caso, la selezione resta individuale.

Come faccio a sapere esattamente cosa mi è stato messo?

Ogni materiale rigenerativo ha un lotto, un produttore, una data di scadenza e una scheda tecnica registrati nella cartella clinica operatoria. Su richiesta le viene consegnata copia di questi dati, insieme al referto CBCT preoperatorio e, se eseguita, all’immagine di controllo.

Ho già un piano con innesto proposto altrove: ha senso una seconda valutazione?

Sì, e parte dalla stessa misurazione: una CBCT recente, letta sulla posizione protesica pianificata. Un piano diverso non è di per sé un errore: può dipendere dall’esame usato, dall’obiettivo protesico o dal momento della valutazione. Se altezza e spessore dell’osso risultano sufficienti, l’innesto può diventare evitabile; se non lo sono, la seconda valutazione lo conferma.

Mi hanno detto che ho poco osso: l’innesto è sempre obbligatorio?

No. Se la CBCT mostra altezza e spessore sufficienti per la posizione protesica pianificata, l’innesto non aggiunge vantaggio e non si propone. Viene invece rinviato o sconsigliato quando la guarigione è poco predicibile, per esempio con terapie antiriassorbitive ad alto dosaggio o condizioni generali non compensate, che vanno chiarite con il medico curante prima di decidere.

Per una valutazione personalizzata del suo caso, il Dott. Buniato è a disposizione per una prima visita specialistica con analisi diagnostica completa, in Corso Francia 30 a Torino (metro Principi d’Acaja).


Fonti

  1. Nikç F, Muçolli G, Muçolli G. Regenerative materials – their indications and use in implantology: a literature review. Georgian Medical News. 2024. PMID: 39855177
  2. Sanz M, Gjerde C, Gjertsen BT, et al. Bone augmentation of atrophic alveolar ridges using a synthetic bone substitute with mesenchymal stem cells: a randomized, controlled clinical trial. Clinical Oral Implants Research. 2025. doi:10.1111/clr.70025. PMID: 40844304
  3. Narahara S, Ohba S, Ichinose S, et al. Bone augmentation with alloplastic graft material in a patient under bisphosphonate therapy: a case report and literature review. Journal of Oral Implantology. 2024. doi:10.1563/aaid-joi-D-24-00077. PMID: 38953229

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Dott. Gianluca Maria Buniato

Dott. Gianluca Maria Buniato

Odontoiatra e Direttore Sanitario dello Studio Dentistico Buniato a Torino. Formazione internazionale in implantologia avanzata, estetica sartoriale e chirurgia rigenerativa.