Feldspatica, disilicato di litio e composito hanno proprietà e indicazioni diverse. Le ceramiche presentano risultati a lungo termine favorevoli negli studi disponibili; il composito può essere una soluzione definitiva conservativa e riparabile, oltre a servire per fasi provvisorie. La scelta considera smalto residuo, carichi, obiettivi estetici e manutenzione.

Ceramiche e composito: proprietà e indicazioni

La ceramica feldspatica è una ceramica vetrosa che può essere stratificata a mano dall’odontotecnico, modulando trasparenza, colore e superficie. Il disilicato di litio è una vetroceramica lavorata per pressatura o da blocchi, con proprietà meccaniche differenti. Entrambe hanno documentazione clinica a lungo termine. Il composito diretto offre un’altra possibilità: viene modellato in poltrona, può richiedere una preparazione minima ed è riparabile. La sua indicazione può essere definitiva oppure transitoria, secondo il caso.

Per chi è indicata la feldspatica e per chi il disilicato

La ceramica feldspatica è indicata quando l’esigenza estetica è alta, lo smalto residuo è sufficiente per un’adesione affidabile e la preparazione può restare confinata entro lo smalto. La stratificazione manuale consente di riprodurre gradienti di colore ed effetti di traslucenza incisale coerenti con i denti adiacenti. Una revisione della letteratura del 2024 raccomanda esplicitamente feldspatica, ceramica alla leucite e disilicato di litio come materiali di scelta per il settore anteriore, e sottolinea che l’esposizione di dentina in fase di preparazione riduce in modo significativo il successo del restauro. La selezione del materiale non è quindi separabile dalla progettazione della preparazione: il criterio operativo è restare, per quanto possibile, entro lo smalto.

Il disilicato di litio è indicato quando la ceramica deve offrire una resistenza meccanica superiore rispetto alla feldspatica pura: spessore disponibile ridotto, parafunzione contenuta, denti che chiudono su restauri antagonisti impegnativi. Una revisione sistematica con meta-analisi del 2025, con follow-up medio di circa dieci anni, ha rilevato tassi di sopravvivenza intorno al 94-97%, sovrapponibili a quelli della feldspatica e della ceramica rinforzata alla leucite; il disilicato tende a mostrare un tasso complessivo di complicanze tecniche, estetiche e biologiche leggermente più contenuto nel medio-lungo termine. Il protocollo adesivo sulle ceramiche a base di silice prevede mordenzatura con acido fluoridrico e silanizzazione della superficie interna: senza questi passaggi l’adesione non è affidabile nel tempo.

Quando nessuno dei tre materiali è la risposta

Prima di scegliere il materiale va chiarito se la faccetta è davvero indicata. Quando il problema è la posizione dei denti, l’ortodonzia corregge la causa senza sottrarre smalto; quando è solo il colore, uno sbiancamento può bastare; quando lo smalto residuo è scarso, una parodontite è attiva o esiste un bruxismo non gestito, nessuna ceramica offre un’adesione o una prognosi affidabile e il percorso corretto è un altro. In questi casi la rinuncia alla faccetta non è un ripiego: è la scelta che conserva più struttura sana e rinvia, se mai, il restauro a condizioni migliori.

Il ruolo del composito

Il composito diretto consente restauri conservativi e riparabili e può essere utilizzato anche per prove estetiche o fasi transitorie. Nel trial a dieci anni citato, la sopravvivenza era del 75% per le faccette in composito indiretto e del 100% per quelle in ceramica. Una valutazione su 1459 restauri ha inoltre osservato un rischio di fallimento maggiore per il composito diretto rispetto alla ceramica. Questi dati orientano la scelta e il mantenimento, ma non significano che ogni restauro in composito debba essere temporaneo.

Cosa cambia fra i materiali nell’uso quotidiano

Sul piano dell’invasività il composito diretto consente spesso preparazione minima o assente; disilicato e feldspatica richiedono una preparazione conservativa che permetta lo spessore adeguato al materiale e al legame adesivo. Sulla durata le ceramiche si sono dimostrate più stabili nel tempo rispetto al composito, con dati coerenti sia in studi randomizzati sia in valutazioni della pratica clinica. Sulla manutenzione il composito è più facilmente riparabile in modo diretto ma più soggetto a discromie marginali e perdita di lucentezza superficiale; le ceramiche, se danneggiate in modo esteso, richiedono in genere la sostituzione della faccetta. In tutti i casi il fattore che determina la prognosi è la qualità dell’adesione: la presenza di smalto residuo e l’esecuzione rigorosa del protocollo adesivo pesano più della scelta del materiale in sé.

Come costruiamo la scelta del materiale

Nel percorso decisionale che seguiamo la scelta del materiale è l’ultima variabile, non la prima. Vengono prima la diagnosi estetica e funzionale, la valutazione dello smalto residuo, l’analisi occlusale e il progetto del sorriso costruito con scansione digitale 3Shape TRIOS 6. Solo dopo aver condiviso l’obiettivo estetico e funzionale, e verificato il progetto con un mockup in composito provato in bocca, si sceglie il materiale che meglio realizza quel progetto entro il vincolo di spessore residuo e conservazione dello smalto. Le faccette in feldspatica sono stratificate a mano dal maestro odontotecnico di Oral Design Center. La pagina sulle faccette artigianali in ceramica feldspatica descrive il metodo di lavoro; le pagine sulle faccette in feldspatica per un sorriso naturale, sulle indicazioni reali delle faccette e sullo smile design digitale approfondiscono aspetti complementari della decisione.

Domande frequenti

In quali situazioni le faccette non sono la soluzione giusta per me?

Le faccette non sono indicate quando manca smalto residuo sufficiente per un’adesione affidabile, in presenza di bruxismo severo non trattato, in caso di malattia parodontale attiva o carie non trattate, o quando il problema estetico si risolve con interventi meno invasivi come ortodonzia o sbiancamento. In questi casi il percorso corretto è un altro e viene proposto in prima visita.

L’esperienza in studio

Si prende il tempo necessario per una valutazione approfondita, con immagini e analisi dettagliate, e poi spiega chiaramente la situazione, le diverse opzioni

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Scrivo un po’ più del solito perché so quanto possa essere difficile trovare un dentista con cui ci si senta davvero a proprio agio, soprattutto quando si cercano cure all’estero. Sono venuta a Torino per delle cure dentali e, sinceramente, non potrei essere più felice di aver trovato il Dott. Buniato.

Fin dall’inizio mi hanno colpita l’accuratezza e la trasparenza di ogni passaggio. Si prende il tempo necessario per una valutazione approfondita, con immagini e analisi dettagliate, e poi spiega chiaramente la situazione, le diverse opzioni, quale consiglia e quanto costerebbe ciascuna. Non si resta mai all’oscuro, né ci si aspetta semplicemente che ci si affidi a qualcuno che sa che cosa sia meglio per noi. Capisci che cosa viene fatto, perché viene fatto e che cosa aspettarti.

La stessa attenzione continua durante il trattamento. Prima di ogni passaggio spiega che cosa sta facendo e che cosa si potrebbe sentire, così non si viene mai colti di sorpresa. Si vede che è incredibilmente preciso e che gli importa davvero curare ogni dettaglio.

Il risultato ha superato le mie aspettative. Dopo ho avuto praticamente nessun dolore, nonostante mi aspettassi proprio il contrario. Il lavoro ha un ottimo aspetto, ma soprattutto lo sento del tutto naturale. Dopo un trattamento dentale di solito c’è un periodo di adattamento: si nota che qualcosa è cambiato, oppure la chiusura dei denti può sembrare diversa. Con il Dott. Buniato non mi è successo. Tutto mi è sembrato completamente naturale fin dal momento in cui mi sono alzata dalla poltrona.

Mi ha colpita molto anche il livello tecnico dello studio. Le attrezzature e la tecnologia sono a un livello che ho visto raramente ed è chiaro che vengono usate con vera competenza, non semplicemente per fare scena.

Tutto il team è accogliente, attento e professionale, e si ha la sensazione che siano disposti a dedicare il tempo necessario per fare le cose bene.

Consiglierei davvero il Dott. Buniato a chiunque cerchi ottime cure dentali a Torino. Sono molto felice di averlo trovato e tornerò sicuramente per le mie cure future.

Se scelgo il composito, dovrò comunque passare alla ceramica prima o poi?

Non necessariamente. Il composito può essere mantenuto come restauro quando risponde alle esigenze del caso, con controlli ed eventuali riparazioni. Le ceramiche hanno mostrato maggiore longevità negli studi citati, ma questo non impone il passaggio alla ceramica per ogni persona. La scelta si rivaluta in base allo stato dei denti, al restauro e agli obiettivi.

Quanto durano le faccette in ceramica feldspatica rispetto a quelle in disilicato?

La letteratura clinica più recente non mostra differenze statisticamente significative di sopravvivenza a circa dieci anni fra faccette in feldspatica, ceramica rinforzata alla leucite e disilicato di litio: i tassi restano sovrapponibili. Il disilicato tende a mostrare un profilo complessivo di complicanze leggermente più contenuto, non una durata superiore in senso assoluto.

Ho letto della zirconia: perché non è fra le opzioni proposte?

I dati clinici a lungo termine sulle faccette in zirconia sono ancora limitati, con osservazioni riportate intorno ai due-tre anni: non è possibile considerarla oggi come opzione consolidata sullo stesso piano di feldspatica, ceramica alla leucite e disilicato di litio, per i quali sono disponibili follow-up decennali. La scelta prudente resta quella dei materiali con evidenza documentata a lungo termine.

Se una faccetta si scheggia, si ripara o si rifà?

Dipende dal materiale. Il composito diretto si ripara in poltrona, aggiungendo materiale sulla zona danneggiata. Per la ceramica una piccola scheggiatura può talvolta essere levigata o riparata con composito, ma un danno esteso richiede in genere la sostituzione della faccetta. È uno dei motivi per cui la qualità dell’adesione iniziale pesa più della scelta del materiale.

Per capire che cosa è indicato nel suo caso, la pagina della prima visita ne descrive durata, contenuti e onorario.


Fonti

  1. Klein P, Spitznagel FA, Zembic A, et al. Survival and Complication Rates of Feldspathic, Leucite-Reinforced, Lithium Disilicate and Zirconia Ceramic Laminate Veneers: A Systematic Review and Meta-Analysis. Journal of Esthetic and Restorative Dentistry. 2025. doi:10.1111/jerd.13351. PMID: 39523553.
  2. Komine F, Furuchi M, Honda J, et al. Clinical performance of laminate veneers: a review of the literature. Journal of Prosthodontic Research. 2024. doi:10.2186/jpr.JPR_D_23_00151. PMID: 38220160.
  3. Gresnigt MMM, Cune MS, Jansen K, et al. Randomized clinical trial on indirect resin composite and ceramic laminate veneers: up to 10-year findings. Journal of Dentistry. 2019. doi:10.1016/j.jdent.2019.06.001. PMID: 31181242.
  4. Mazzetti T, Collares K, Rodolfo B, et al. 10-year practice-based evaluation of ceramic and direct composite veneers. Dental Materials. 2022. doi:10.1016/j.dental.2022.03.007. PMID: 35379471.
  5. Araujo E, Perdigão J. Anterior veneer restorations: an evidence-based minimal-intervention perspective. The Journal of Adhesive Dentistry. 2021. doi:10.3290/j.jad.b1079529. PMID: 33825424.

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Dott. Gianluca Maria Buniato

Dott. Gianluca Maria Buniato

Odontoiatra e Direttore Sanitario dello Studio Dentistico Buniato a Torino. Formazione internazionale in implantologia avanzata, estetica sartoriale e chirurgia rigenerativa.